La morsa della terra
(the Grip of the Land)
Scritto nel febbraio 1904. Pubblicato per la prima volta nel Dail Mail , 2 dicembre 1904 col titolo Stranded (“Arenati”). da “bozzetti marinareschi” ad opera di Josepf Conrad “Marinaio di cuore e di mente”. Raccolta di storie di navi e di capitani di mare: Lo specchio del mare, Ugo Mursia Editore SpA
Questo è il sunto di uno dei racconti da me letto e riportato qui per farsi leggere, riflettere e considerare come umanamente si sentirà intimamente il commandante della nave da crociera Costa Concordia
Per un marinaio è difficile credere che la sua nave arenata non sia altrettanto infelice per l’innaturale condizione di non avere acqua sotto la chiglia quanto lo è egli stesso nel sentirla arenata.
Arenarsi è, invero, il rovescio di affondare. Il mare non si richiude con una luminosa increspature, o forse l’impeto iroso di un’onda arricciata, sullo scafo allagato cancellandone il nome dal registro delle navi vive. No. E’ come se dal fondo si sia alzata furtivamente una mano ad agguantare la chiglia mentre scivola attraverso l’acqua.
Più di qualsiasi altro fatto l’”arenamento” reca davvero al marinaio un senso e completo e tetro fallimento.
Ci sono arenamenti e arenamenti, ma non esagero dicendo che il 90 per cento di essi sono delle occasioni .in cui un marinaio si augurerebbe, senza disonore, di essere morto; e non ho alcun dubbio fra coloro cui è capitata l’esperienza che la loro nave toccasse fondo, il 90 per cento si è augurato realmente per cinque secondi di essere morto.
“Toccare il fondo” è l’espressione professionale per una nave che si arena in circostanze benigne. Ma l’impressione è piuttosto quella che il fondo l’abbai agguantata. Per coloro che sono sul ponte la sensazione è sorprendente. E’ come se i tuoi piedi fossero afferrati in un laccio imponderabile; senti minacciato l’equilibrio del tuo corpo, e la stabile padronanza della tua mente ne risulta di colpo distrutta. Questa sensazionedura solo un secondo, perché mentre ancora barcolli qualcosa sembra capovolgersi nella tua testa, facendo salire l’esclamazione mentale, piena di stupore e di smarrimento: “Per Giove è in secco”!
E questo è veramente terribile. Dopo tutto, l’unica missione nel mestiere di un marinaio è quella di tenere la chiglia delle navi lontana dal fondo. Perciò il momento in cui essa si arena gli toglie ogni scusa per continuare a esistere. Tenere le navi a galla è l’affar suo; è il suo incarico; è l’effettiva formula che sta in fondo a tutti quei vaghi impulsi, sogni, e illusioni che concorrono a formare la vocazione di un ragazzo. La morsa della terra sulla chiglia della tua nave, anche se non ne viene nulla di peggio che usura di paranchi e perdita di tempo, rimane indelebilmente fissata nel ricordo di un marinaio con un sapore di sinistro.
“Arenato” nel significato attualmente usato sta ad indicare un errore più o meno scusabile. Una nave può essere “gettata in secco” dalla forza del cattivo tempo, E’ una catastrofe, una disfatta. “Dare in secco” ha tutta la piccolezza, la trafittura, e l’amarezza dell’errore umano.
Per questo motivo i tuoi “arenamenti” sono per la maggior parte , così inattesi. Di fatto, sono tutti inattesi, eccetto quelli annunziati da qualche breve barlume del pericolo, pieno di agitazione e di orgasmo, come il risveglio da un sogno d’incredibile follia.
La terra appare all’improvviso di notte dritto davanti alla tua prora, o forse il grido ”Frangenti a prua!” si leva, e qualche lungo errore, qualche complicato edificio di auto-inganno, sicurezza eccessiva, e ragionamento errato crolla in un urlo fatale, e nella cocente esperienza di sentire la tua chiglia che gratta e scricchiola, diciamo, su una scogliera di corallo. E’ un suono, rispetto alla sua dimensione, di gran lunga più terrificante per la tua anima di quello di un mondo che giunge violentemente alla sua fine. Ma dal bel mezzo di questo caos si riafferma la fede nella tua prudenza e sagacia. Ti chiedi, Dove diavolo son capitato? Come diavolo ci sono capitato? Con la convinzione che non possa essere stato un fatto tuo, che sia stata l’opera di una misteriosa cospirazione di casi accidentali; che le carte nautiche siano tutte sbagliate, e se non sono sbagliate le carte, si sono scambiati i posti la terra e il mare; che la tua disavventura rimarrà per sempre inesplicabile, poiché hai sempre vissuto col senso del tuo incarico di fiducia, ultimo pensiero nel chiudere gli occhi, primo nel riaprirli quasi la tua mente avesse mantenuto una ferma presa sulla tua responsabilità durante le ore del sonno.
Contempli mentalmente la tua sfortuna, finché a poco a poco il tuo stato d’animo cambia, il freddo dubbio ti si insinua nelle ossa fino al midollo, vedi il fatto inesplicabile sotto un’altra luce. Questo è il momento in cui ti chiedi, Come diavolo sono stato cos’ stupido da capitare lì? E sei pronto a rinnegare ogni convinzione nel tuo buon senso, nel tuo sapere, nella tua fedeltà, in ciò che fino allora credevi fosse il meglio di te, da cui ricavi il pane quotidiano della vita e il sostegno morale della fiducia degli altri uomini.
La nave è perduta o non perduta. Una volta arenata, devi fare per essa il meglio che puoi. Può venire salvata dai tuoi sforzi, dalla tua capacità di risorsa e forza d’animo che tiene testa al peso schiacciante de senso di colpa e di fallimento. E ci sono arenamenti giustificabili dalla nebbia, o su mari non rilevati dalle carte nautiche, o su coste pericolose, o attraverso correnti di marea traditrici. Ma salvata o non salvata, al comandante rimane un netto senso di perdita e in bocca il sapore del pericolo reale e permanente che si nasconde in tutte le forme dell’esistenza umana. Ed è anche un acquisto, quella sensazione. Può darsi che una persona ne sia migliorata, ma non sarà più la stessa. Damocle ha visto la spada sospesa a un capello sopra il suo capo, e anche se questa conoscenza non rende necessariamente meno valida un’ottima persona , il festino d’ora innanzi non avrà più lo stesso sapore.
A me, questo brano di racconto ed esperienza marinara, sembra scritto all’alba di sabato 14 gennaio 2012 all’Isola del Giglio! E voi cosa ne pensate?


















